2001 Odissea nello spazio all’Oberdan

Di Paolo S. Cavazza

A vent’anni dalla scomparsa di Stanley Kubrick, il 7 marzo 1999, Cineteca Italiana non poteva non dedicare al grande registra una rassegna. A partire dal 13 marzo, infatti, presso il MIC – Museo Interattivo del Cinema sono stati esposti oggetti personali e dai set, provenienti dalla collezione del suo ex assistente Emilio D’Alessandro e di sua moglie Janette, che Aste Bolaffi ha venduto all’incanto martedì 27 marzo a Torino. Parallelamente sono stati proiettati 10 lungometraggi e due documentari sulla sua vita e carriera. Dal 25 aprile, invece, si sono susseguiti 8 lungometraggi e un corto presso lo Spazio Oberdan.

2001: un film controverso

Tra questi capolavori non poteva mancare 2001 Odissea nello spazio, che comparve nelle sale italiane il 12 dicembre 1968 (le prime proiezioni in assoluto erano state due disastrose anteprime per la stampa americana, il 31 marzo e il 2 aprile 1968). Un’opera che, dopo oltre mezzo secolo, mantiene intatta la sua misteriosa fascinazione e che continua ad attrarre o a respingere gli spettatori a causa della sua scintillante oscurità e della sua adamantina imperfezione.

Una celebre inquadratura di 2001 Odissea nello spazio

La collaborazione tra Kubrick e Clarke

Come altri grandi avventure 2001 nasce dall’incontro, più o meno casuale, fra due personalità geniali ed eccentriche. La collaborazione fra Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke, iniziata con grande entusiasmo da parte di entrambi, si incrinò quando le difficoltà nella produzione del film richiesero tutta l’attenzione del regista; la storia dei dissapori e delle incomprensioni che ne seguirono, più volte narrata, chiarisce perché il film e il romanzo divergono sensibilmente, specie nel finale. Tuttavia 2001 rimane un caso, più unico che raro, di sceneggiatura e romanzo sviluppati in parallelo, senza che l’una fosse una semplice derivazione dell’altro, o viceversa, come nel caso delle novelization che, occasionalmente, hanno prodotti risultati discreti dal punto di vista letterario (per esempio i romanzi di Alan Dean Foster basati sulle sceneggiature di Alien e Aliens, o il notevole Pianeta Proibito che Philip McDonald, specialista del romanzo poliziesco, scrisse nel 1956 con lo pseudonimo W. J. Stuart).

Kubrick e Clarke sul set di 2001

Clarke rimase leale al regista anche quando il progetto fu sul punto di diventare un formidabile disastro finanziario. Dopo l’anteprima del film, che fu sconcertante per lui quasi quanto lo fu per il resto del pubblico, eluse le domande dei giornalisti, e in seguito elaborò delle risposte vaghe e allusive. Di fronte alla grandinata di critiche negative, Kubrick si risolse a tagliare altri venti minuti da un film che aveva già perso molte scene e dialoghi esplicativi durante l’estenuante montaggio che era seguito alle estenuanti, e talvolta eroiche, riprese. Ma non tagliò l’unico momento davvero imbarazzante, la telefonata di Heywood Floyd (William Sylvester) a sua figlia (Vivian Kubrick, cinque anni), e un critico ebbe buon gioco a definire 2001 “un film amatoriale da dieci milioni di dollari”.

2001: una visione del futuro

Rivisto oggi, 2001 colpisce per quello che mostra – una nitida prefigurazione di un futuro alternativo a quello che stiamo vivendo – e per quello che non mostra, in particolare gli extraterrestri che tramite il monolito, enigmatico strumento di una tecnologia “molto al di là del nostro orizzonte”, hanno dapprima orientato e poi monitorato la nostra evoluzione. La loro presenza è suggerita nella sequenza finale, quando alle visioni psichedeliche dell’iperspazio si sostituiscono le immagini di un pianeta che sembra la Terra, così come l’avevano vista quattro milioni di anni fa.

David Bowman (Keir Dullea) in 2001

Oltre l’infinito

Nelle immagini finali David Bowman (Keir Dullea in una memorabile interpretazione “minimalista”) invecchia rapidamente, muore e rinasce nella forma dello Starchild, il Bambino delle Stelle. Qui viene ripreso il tema clarkiano di Le Guide del Tramonto, il romanzo dal quale Kubrick inizialmente aveva pensato di trarre il film: lo stadio successivo dell’evoluzione umana sarà il superamento della nostra limitata natura biologica. Molti segni fanno pensare che questa evoluzione non sia poi così lontana; ma al momento, sfortunatamente, non s’intravede alcuna intelligenza superiore che possa guidare questo processo.

Per info: https://www.cinetecamilano.it/

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