Canova e Thorvaldsen: due maestri al servizio della bellezza

Di Caterina Mortillaro

La celebrazione di due grandi maestri al servizio della bellezza. Ecco che cos’è, in sintesi, la mostra su Canova e Thorvaldsen alle Gallerie d’Italia di Milano dal 25 ottobre 2019 al 15 marzo 2020. Un’esplosione di bianco (quello del marmo perfettamente levigato) con un apparato critico di quadri e altre opere dell’epoca che sottolineano le diversità e le similitudini tra questi maestri, osannati e quasi idolatrati non solo nella loro epoca.

Busti di Thorvaldsen e Canova

La mostra vede esposte opere magistrali diventate ormai iconiche in tutto il mondo e altre appartenenti a collezioni private.

È possibile, così, conoscere due figure che hanno segnato un passaggio importantissimo nella storia della scultura. Protagonisti e rivali nella Roma cosmopolita della seconda metà del Settecento e del primo Ottocento e in tutta Europa, si sono confrontati con la classicità, acquisendone i valori imperituri e al tempo stesso reinterpretandola. Furono infatti riconosciuti e celebrati come i “classici moderni”.

Tommaso Minardi, Il Genio delle Belle Arti incorona l’erma di Canova (1812)

Canova fu persino soprannominato “il nuovo Fidia”, con riferimento allo scultore e architetto ateniese, attivo dal 470 a.C. circa ad Atene, Pellene, Platea, Tebe e Olimpia. che trasse dal marmo sculture indimenticabili come quelle del Partenone e la purtroppo perduta Atena Crisoelefantina (d’oro e d’avorio).

Ciò non gli impedì di scontrarsi con il potere dell’epoca. Nella mostra, tuttavia, non emerge l’aspetto politico dello scultore di Possagno né la sua appartenenza alla Massoneria, testimoniata dai simboli presenti sul suo cenotafio.

Il trionfo della bellezza

L’impatto con le opere esposte è davvero sconvolgente. Campeggiano nel mezzo della prima sala, con un’illuminazione suggestiva, i due gruppi marmorei delle Grazie, realizzati da entrambi gli scultori, circondati da figure femminili che appaiono lievi, come se il marmo si fosse liberato della sua materialità per diventare leggero. Si tratta, infatti, di opere frutto dello studio di Canova e di Thorvaldsen per rendere i movimenti leggiadri della danza sia attraverso la plasticità dei corpi sia per mezzo dei panneggi.

Le Grazie di Canova
Le Grazie di Thorvaldsen

Già in queste statue emergono le differenze tra i due. Le opere di Canova sono più vive e carnali, quelle del collega danese sono più fisse, fredde, ieratiche. Ciò deriva non solo dalla loro diversa sensibilità, ma dalla tecnica, che pur simile, variava nelle finiture.

Canova e Thorvaldsen, due tecniche a confronto

Entrambi gli scultori, infatti, dopo aver ideato la composizione, affidavano a una squadra di lavoranti la realizzazione delle opere, sotto la loro diretta supervisione.

Il metodo era complesso: si passava dai bozzetti in creta con anima in ferro a una matrice di colatura in gesso rosso e infine al gesso bianco. Con una tecnica antica, venivamo quindi segnati con dei chiodi i punti salienti in modo da poter sbozzare il marmo. Il tocco finale, però, spettava all’artista.

Thorvaldsen, Giovane danzatrice

È soprattutto qui che si notano le differenze.

Canova aveva messo a punto una tecnica, a tutt’oggi segreta, per levigare il marmo eliminandone le porosità. Nella fase finale, nel segreto di una stanza cui solo lui poteva avere accesso, a lume di candela, applicava una patina per creare un effetto, come diceva lui stesso, di “vera carne”.

Thorvaldsen, invece, preferiva lasciare le superfici opache, per non “tradire” e “trasfigurare” la pietra.

Insomma, come ho già detto, un trionfo della bellezza che stride parecchio con la sala successiva, in cui troviamo opere d’arte contemporanea facenti parte della collezione delle Gallerie d’Italia che sembrano voler sfidare il nostro senso estetico e la nostra intelligenza, costringendo lo spettatore a uno sforzo interpretativo.

Non è questo il luogo per discutere dei merito dell’una e dell’altra forma espressiva. Solo una piccola raccomandazione: se amate l’arte classica non potete perdere questa mostra.

Le Gallerie d’Italia di Milano: un tuffo nell’Ottocento Lombardo

Ricordo inoltre che il biglietto consente di visitare tutte le sale delle Gallerie d’Italia, che ospitano moltissimi quadri dell’Ottocento lombardo che testimoniano come Milano sia stata in quel secolo il maggiore centro artistico italiano, interprete delle istanze di una società in rapida trasformazione e delle aspirazioni stesse di una nazione in via di formazione. ottocenteschi davvero pregevoli” (dal sito delle Gallerie).

Interessantissime si prospettano anche le future mostre.

Orari
Da martedì a domenica dalle 9:30 alle 19:30.
Giovedì dalle 9:30 alle 22:30.
Chiuso il lunedì.

Informazioni e prenotazioniMail: info@gallerieditalia.com
Numero verde: 800.167619

Please follow and like us:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *