Warhol. La Pop Art arriva a Napoli con più di 200 opere

Warhol

Di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy.

Warhol e le sue Icone Immortali, ritratti, polaroid e disegni. Arriva a Napoli quell’universo Pop che ha segnato l’ascesa di Andy Warhol come dell’artista che ha stravolto qualunque definizione estetica precedente. Lo ha fatto attraverso il merchandising intramontabile delle Campbell’s Soup e dello Star System.

Campbell’s souce (1969). Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Accanto a opere che raccontano la scena americana, nelle sale della Basilica della Pietrasanta – Lapis Museum, si possono infatti ammirare lavori che rivelano il rapporto tra Warhol e l’Italia. Sono presenti: Vesuvius del 1985 e il Ritratto di Beuys, realizzato nel 1980 in occasione della mostra tenutasi presso la Galleria Amelio. L’esposizione è curata da Matteo Bellenghi.

Dal 26 settembre al 23 febbraio 2020 la Basilica delle Pietrasanta – Lapis Museum ospita quindi una grande e importante esposizione dedicata al mito di Warhol. L’evento sottolinea l’impegno della città nel promuovere momenti di spessore e di grande importanza.

Andy Warhol : presentazione

Sono oltre 200 le opere in mostra, che donano al pubblico una visione completa della produzione dell’artista americano. Il maestro della Pop Art ha infatti rivoluzionato il concetto di opera d’arte a partire dal secondo dopoguerra.

Warhol: un timido e cagionevole gigante dell’arte

Warhol è statunitense. Nasce infatti a Pittsburgh (Pennsylvania) il 6 agosto 1928. È però figlio di immigrati slovacchi di etnia Rutena. La sua vocazione artistica si evidenzia comunque fin da piccolo, quando, in seguito a una grave malattia, la madre gli regala l’occorrente per disegnare. Albino, di salute cagionevole, timido e ossessionato dal fatto di ritenersi brutto, Warhol studia arte nella sua città presso il Carnegie Institute. Si trasferisce poi a New York dove lavora come grafico pubblicitario presso alcune importanti riviste: Vogue, Harper’s Bazar, Glamour.

Warhol in una foto giovanile

L’artista è però dotato di un’abilità organizzativa non comune e di una grande capacità di osservazione. Su queste basi edifica un piccolo impero come La Factory. Si tratta di un centro di produzione artistica che non è lontano dallo spirito delle botteghe medievali. Nel centro il maestro vive con gli allievi e indica loro cosa devono e possono fare. Alla Factory passano tutti: i personaggi più buffi, le donne più belle di New York, cantanti e musicisti.

Warhol: la tecnica di stampa

Negli anni ’60 l’artista inizia poi ad utilizzare la tecnica di stampa impiegata nella serigrafia e rivolge l’attenzione alla riproduzione di immagini comuni, degne del titolo di “icone simbolo” del suo tempo. Dipinge infatti “ciò che si vede ogni giorno”, ma anche ciò che diventa oggetto di adorazione collettiva.

Le sue immagini di Liz Taylor, Marilyn Monroe e altri diventano infatti immortali nella storia della Pop Art. Il fondo in queste opere diventa monocromo per rievocare le icone religiose dell’Est Europeo.

Marylin This is Not by Me (1985). Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Il suo talento è talmente grande che molte etichette discografiche fanno a gara per fargli realizzare copertine dei loro dischi. Tra le più famose ricordiamo quella della Banana dei Velvet Underground & Nico e Sticky Fingers dei Rolling Stone.

Il 3 giugno 1968 l’artista è preso di mira da una femminista, ValerieSolanas, con problemi mentali, che gli spara riducendolo in fin di vita. Il maestro decide quindi di limitare le sue uscite in pubblico, contribuendo ancora di più a creare il suo mito.

Andy Warhol

Warhol muore il 22 febbraio 1987 a New York, a seguito di complicazioni avvenute durante una banale operazione chirurgica.

La mostra di Napoli

Presenti nella mostra a Napoli anche una sequenza di ritratti fotografici in Polaroid: Valentino, Giorgio Armani e altri personaggi dello sport e del cinema. Non mancano Liz Taylor, la serie Ladies and Gentlemen e i suoi Self portrait.

Self portrait (1986). Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Si prosegue poi con il legame di Warhol con la moda e con la comunicazione. Si può anche ammirare una sezione di disegni che rappresentano alcune preziose opere degli anni ‘50 della fase pre Pop dell’artista. La mostra si conclude con il periodo “Napoletano” dell’artista, con i suoi fantastici Vesuvius.

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Vesuvius (1985). Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

È poi anche presente The Last Supper, l’ultima opera dell’artista di Pittsburgh.

The last souper (1986). Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

L’esposizione si presenta articolata molto bene. È di fatto un bel tuffo nel mondo colorato del maestro con una sala dove è possibile ascoltare musica degli anni 60/70 tra luci psichedeliche e fiori giganti.  

Warhol: patrocinio

Il grande evento si avvale del patrocinio del Comune di Napoli, sotto l’egida dell’Arcidiocesi di Napoli e in sintonia con la sezione San Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale, Scuola Alta Formazione di Arte e Teologia, con la Rettoria della Basilica  di S. Maria Maggiore alla Pietrasanta e con l’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus.

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Il Sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, in visita alla mostra

Ricordiamo che l’ importante esposizione è prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e Eugenio Falcioni e dall’Associazione Pietrasanta Polo Culturale Onlus e Art Motors.

Per informazioni: https://www.arthemisia.it/it/andy-warhol/

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