Mirò. A Napoli, l’artista che per protesta bruciava le tele

Di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy.

Joan Mirò il surrealista, colui che rivoluzionò l’arte moderna. 80 sono le opere tra quadri, disegni, sculture, collages e arazzi, che ripercorrono i 6 decenni di attività del grande artista catalano, esposte al Pan (Palazzo delle Arti di Napoli) dal 25 settembre al 23 febbraio 2020. L’esposizione si intitola: Joan Mirò: il linguaggio dei segni.

Joan Mirò

La mostra su Mirò, un evento molto importante per Napoli, è stata inaugurata dal sindaco Luigi De Magristris con il taglio del nastro. È promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune di Napoli, con il supporto del Ministero della Cultura Portoghese e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia. La mostra è stata organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R. (Creare Organizzare Realizzare) di Alessandro Nicosia.

Mostra Mirò: vernissage

Mirò: pittura/ poesia contro la commercializzazione dell’arte e le dittature

Mirò nasce a Barcellona il 23 aprile del 1893. Concepisce il suo lavoro come peinture-poèsie (pittura poesia) e forgia un’estetica basata sul linguaggio, la cui eredità influenzerà un’intera generazione di artisti del dopoguerra, in Europa e in America.

Mirò: dipinto 1935. Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Egli infatti si sente più a suo agio in compagnia di scrittori e poeti che dei pittori. L’arte di Mirò è infatti dominata dal suo costante interesse per il linguaggio dei segni, dal rapporto tra le immagini e il loro significato. Da ciò nasce un processo di semplificazione che porta a pensare alla superficie pittorica come a uno spazio destinato a segni e iscrizioni piuttosto che alla pittura come a “finestre sul mondo”, come al contrario poteva essere per gli impressionisti. Mirò rifiuta infatti l’impianto prospettico e lo elimina dalle sue opere.

Mirò: Il piccolo villaggio 1938. Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Malgrado il suo carattere schivo e metodico, l’artista fu di natura ribelle dal punto di vista politico: il suo impegno si rivolse soprattutto contro la dittatura di Franco in Spagna. Fu anche uno dei primi artisti a criticare aspramente il sistema commerciale dell’arte.

Nell’intento di “ammazzare la pittura” come modulo di comunicazione borghese, incominciò a bruciare i propri quadri e a sottoporli ad altre sottili torture.

Mirò: tele bruciate. Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

La mostra al Pan

All’interno di questo percorso nel mondo “magico” dell’artista, presente al Palazzo delle Arti di Napoli, è infatti possibile intraprendere un viaggio attraverso il linguaggio dei segni e la sua elasticità. Viene evidenziata la figura nella sua rappresentazione, i dipinti selvaggi, (dove è presente la rabbia per un mondo impazzito, quello delle dittature del periodo che precedeva la seconda guerra mondiale). Mirò dipinge la calligrafia, l’astrazione gestuale, la materialità del segno e la sua morte, fino alle tele bruciate.

Mirò: Donna e uccello 1959. Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Un’artista contro, molto diverso da Picasso che a fine carriera disegnava su tovaglioli di carta firmandoli e rendendoli così commerciabili dai suoi collezionisti e estimatori.

Mirò: Figura a stelle nella notte, 1965. Foto di Marco Iannaccone/ Scarlet Lovejoy

Al vernissage dell’importante mostra sono intervenuti: Nino Daniele, assessore alla Cultura e al Turismo; Paula Silva, direttore generale del Patrimonio Culturale del Ministero della Cultura portoghese; Ana Pinho, presidente della Fondazione Serralves, Francesca Villanti, direttore scientifico C.O.R.. Presente anche Robert Lubar Messeri, curatore della mostra. La presentazione è stata coordinata dallo stesso Nicosia, presidente di C.O.R.

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