Arlecchino torna al Piccolo. La maschera “burlona” messaggio di positività

Arlecchino

Di Lucilla Continenza

Arlecchino servitore di due padroni, spettacolo bandiera del Piccolo di Milano, torna in scena al Piccolo teatro Grassi. Rappresentazione scritta da Carlo Goldoni nel 1745 e simbolo della commedia dell’arte, si avvale della rivisitazione e della regia di Giorgio Strehler, scomparso nel 1997. Il grande regista la ripropose, reinterpretando la tradizione goldoniana, nel 1947, non a caso due anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Giorgio Strehler

Dal 1947 Arlecchino ha avuto 11 edizioni e due grandi interpreti: Marcello Moretti e Ferruccio Soleri. E’ lo spettacolo italiano più rappresentato al mondo. Arlecchino, spettacolo molto caro a Strehler,  fondatore de il grande Piccolo, andrà in scena fino al 9 giugno. Il protagonista è interpretato da Enrico Bonavera che sostituisce Ferruccio. Soleri è stato la maschera veneta per decenni, entrando per questo motivo nel guiness dei primati.  Bonavera che conosce molto bene il personaggio goldoniano,  interpreta, dal 2000, sempre nello spettacolo, la maschera di Brighella. In Arlecchino servitore di due padronii si è alternato diverse volte con Soleri nel ruolo del protagonista.

Enrico Bonavera con la maschera di Arlecchino

Lo spettacolo rappresenta per il Piccolo un atto di amore assoluto per il teatro e un omaggio alla commedia dell’arte. Tutti gli studenti della scuola del Piccolo “lavorano” infatti con Arlecchino come in una sorta di “rito di iniziazione” al teatro.

Considerazione di Strehler su Arlecchino

Affermava Strehler, nel 1954, a proposito della scelta di mettere in scena Arlecchino non a caso due anni dopo la fine del grande conflitto: “Recitato per la prima volta dal Piccolo Teatro nel corso del suo primo anno di vita, Il servitore di due padroni di Carlo Goldoni (da noi poi chiamato Arlecchino servitore di due padroni, per indicare più chiaramente ai pubblici stranieri il carattere della commedia) è diventato, a poco a poco, il segno della continuità ideale del nostro lavoro e al tempo stesso una bandiera. Sette anni fa, il nostro Arlecchino segnava in Europa, alla fine di una sanguinosa guerra che aveva ceduto il suo inevitabile debito di sconforto e di disperazioni per tanti, il ritrovamento di alcuni eterni valori di poesia e al tempo stesso di un messaggio di fiducia per gli uomini, attraverso la liberazione del riso più aperto, del gioco più puro(…)          

Arlecchino servitore di due padroni, una scena divertente

Spiegava il regista: “Il mondo degli equivoci si muove vertiginosamente attorno alla figura misteriosa ed eterna di Arlecchino. Si varcano qui i limiti del logico e del possibile. L’assurdo nella sua forza più piena ed assoluta entra sul palcoscenico e non spaventa. Anzi ci trasporta in un mondo più facile, in cui tutti i nodi si sciolgono e infine ci trascina nell’empireo del grande teatro comico che è tutto un inno gioioso di liberazione e di felicità di esistere .        .
Abbandonarsi a questa “felicità”, senza peso e senza tempo, è tutto quello che noi chiediamo a noi stessi e a coloro che ci ascoltano. Era il teatro che, con i suoi attori, ritornava (o tentava di ritornare) alle fonti primitive di un avvenimento scenico dimenticato, attraverso le vicende della storia, e indicava un cammino di semplicità, di amore e di solidarietà ai pubblici contemporanei. Era il teatro che riscopriva (se così si può dire) una sua epoca gloriosa: la Commedia dell’Arte, non più come un fatto intellettuale, ma come un esercizio di vita presente, operante. Questo forse fu il punto che più chiaramente distinse la nostra fatica da quella di tanti altri interpreti che ci avevano preceduto sulla stessa strada”.

Breve sinossi di Arlecchino

Al centro della commedia, rappresentata in lingua veneta, c’è Arlecchino, che è servo di due padroni. Il furfantello, per non svelare il suo inganno e per perseguire il suo unico intento, ovvero mangiare il più possibile, crea continui equivoci, provocando grossi problemi.

Arlecchino servitore di due padroni; una scena dello spettacolo

La commedia è ambientata a Venezia in casa di Pantalone nel momento del fidanzamento ufficiale tra sua figlia Clarice e Silvio. Clarice era stata in precedenza promessa a Federigo Rasponi, morto assassinato. Pantalone vuole quindi sistemare la figlia con un nuovo matrimonio. Durante l’incontro tra i due novelli fidanzati ecco entrare in scena Arlecchino, giovanotto, saltellante, vestito di pezze colorate,  vivace e furbacchione. Il personaggio indossa infatti una maschera da gatto. Arlecchino si presenta come il servitore del ritenuto defunto Federigo Rasponi. In realtà Federigo, è Beatrice Rasponi, sua sorella, travestita come il fratello per cercare in incognito  il suo amato, Florindo Aretusi, che è l’assassino di Federigo.         
La trama si complica quando  Arlecchino trova come suo secondo padrone, proprio Florindo, l’innamorato di Beatrice. Per servire i suoi due padroni Arlecchino è costretto a inventare trucchi e inganni. La situazione precipita quando Arlecchino scopre che Beatrice e Florindo sono entrambi alloggiati nella locanda di Brighella.

Goldoni e Arlecchino  

Affermava Streheler acutamente cercando di interpretare  l’intenzione  di Goldoni quando scrisse Arlecchino che saltella allegro e truffaldino: “Per Goldoni Mondo e Teatro hanno costituito un’unità di intenti e di opere che rende le sue commedie un qualcosa di straordinario perché trasfigura il reale in una misura poetica dal carattere inimitabile, in un brivido lirico di amore. Così quello che un tempo è sembrato gioco, musica e divertimento oggi diventa misura di stile, testimonianza del tempo e del costume, ricerca e scoperta di un’umanità che vive i sui drammi insieme al sorriso e alla tenerezza, in un alternarsi di luci e di ombre, di parole e di silenzio che sorprende chi pensa a un Goldoni rinchiuso nel suo cliché del comico e del ridicolo a tutti i costi».

Carlo Goldoni

Arlecchino nasce dalla maschera della Commedia dell’Arte che Il regista fondatore del Piccolo decise di recuperare anche come omaggio al lavoro di ripensamento del teatro di Goldoni. Il maestro cercò di migliorare la commedia riportandola alla sua funzione originale, ovvero quella pedagogica.  Streheler  inserì  Arlecchino come  chiusura della stagione, ma la  rivisitazione del maestro contemporaneo ha avuto negli anni un successo talmente grande che è ancora molto amata dal pubblico.

Goldoni e la riforma della commedia dell’arte

La commedia dell’arte era un genere in voga e che piaceva molto al pubblico già dal 1500. Goldoni decise però che fosse necessaria una rivisitazione di questo stile teatrale che tra gli altri influenzò ai tempi pure Shakespeare. Secondo Goldoni gli spettacoli rappresentati avevano perso il valore che il teatro doveva avere, ovvero trasmettere un messaggio di importanza sociale attraverso il divertimento. La riforma consiste soprattutto nel cambiamento dell’impianto della commedia e nella rappresentazione del reale.

La commedia si basava infatti nell’interpretazione di una storia con personaggi che rappresentavano delle maschere: Arlecchino, Balanzone, Colombina, Pulcinella, Pantalone; simboli di stereotipi grotteschi di diverse ruoli sociali e delle loro identità. 

Le maschere della commedia dell’arte

Lo spettacolo non si rifaceva a  un copione, ma a un canovaccio. Molto era quindi lasciato all’improvvisazione e al buon senso dell’attore. Il canovaccio è infatti un particolare testo teatrale che riassume la storia e la divide in scene di cui indica i personaggi e i fatti, ma non le battute. Con l’avvento dell’illuminismo si avvertì invece l’esigenza verso un razionalismo indirizzato alla semplicità e all’ordine in tutti i campi culturali, ancora influenzati dal retaggio del barocco.

Goldoni inventò quindi la sceneggiatura, riducendo forse il ruolo dell’attore, e aumentando quello del messaggio che lo sceneggiatore voleva comunicare. Nelle commedie non si rideva più di gusto, ma si sorrideva e soprattutto si rifletteva sull’ironia di alcune battute socialmente significative. Da commedia dell’arte il teatro italiano si trasformò in commedia di carattere. Goldoni, ripetiamo, rintrodusse una funzione moralizzatrice del teatro. Secondo il drammaturgo, che conosceva i gusti del suo pubblico, ma anche le questioni sociali, la commedia deve insegnare il buon senso e ritrovare fiducia nella natura umana. Ricordiamo che Goldoni è un illuminista e quindi animato da ideali di tolleranza e uguaglianza.

Per informazioni e prenotazioni: www.piccoloteatro.org

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