FUORI DI ME, un “rito teatrale” per uscire da preconcetti e gabbie mentali

locandina

Di Lucilla Continenza 

FUORI DI ME è uno spettacolo molto particolare, sicuramente degno di nota, che può essere definito una sorta di “rito teatrale”. La rappresentazione è infatti un nuovo modo di ripensare se stessi e la recitazione, ed è frutto di un lungo e impegnativo laboratorio/ workshop, nato dall’idea del regista e attore siciliano Lelio Naccari. Il “rito teatrale” coinvolge: Salvo Aliotta, Giuseppe Anastasi, Titti Cacciola, Gabriella Mangano. E ancora: Valeria Nistico, Giulia Sammito, Nino Santamaria, Viviana Signorello; attori “per caso”, proprio in occasione dell’esperimento teatrale. “Meneur de Jeu” del rito è lo stesso Lelio Naccari.

FUORI DI ME: un momento del rito teatrale

La riflessione di FUORI DI ME

Il laboratorio, durato 5 mesi impegnativi, parte dal presupposto che la mente possa essere un limite ovvero una gabbia in cui i preconcetti e gli stereotipi spesso la fanno da padroni.
Le “gabbie mentali” si scontrano con la visione che abbiamo di noi stessi e con quelle degli altri. Il workshop si pone quindi l’obiettivo di far raggiungere un equilibrio attraverso l’agire corporeo, inteso come presenza e di conseguenza condivisione, che diventa a questo punto una sorta di liberazione. Ogni allievo/attore ha infatti portato dentro il percorso, il proprio vissuto personale fatto di aspettative, di desideri e ovviamente di paure, come il non sentirsi all’altezza, l’apparire grottesco, il timore di essere giudicato.

FUORI DI ME: un momento del rito teatrale

Durante il laboratorio si è invece notato che accompagnando l’attore in una dimensione di non aspettativa, ma di scoperta, la sua performance migliora risultando molto più creativa ed efficace. Per superare i preconcetti mentali si deve quindi lavorare sul corpo, sulla novità divertendosi. In questo modo l’attenzione dell’attore si indirizza naturalmente in quella zona mentale che può essere definita “dell’efficacia”. Obiettivo dell’esperimento teatrale è quindi quello di rendere l’attore consapevole della proprie “griglie di pensiero”, (preconcetti e condizionamenti  che creano dei limiti), per superarle.

Secondo il regista e ideatore dell’esperimento, l’artista impara ad osservare, anziché a voler modificare. Qualsiasi valutazione su ciò che ci circonda fa già inciampare nel preconcetto.

Lelio Naccari

Nel workshop l’attore non è più al servizio di uno spettacolo, ma al contrario è lo spettacolo che si mette al servizio dell’attore, o dell’essere umano in quanto tale. La recitazione diventa quindi uno spazio rituale e simbolico immerso nel “hic et nunc” tanto caro a Heidegger dove l’essere riguarda il nostro esistere nello spazio e nel tempo. Il “qui e ora” tende alla riscoperta di una dimensione più istintiva, a prescindere dalle nostre sovrastrutture mentali che ci sono imposte dalla nostra cultura di riferimento.

La libertà, nel senso comune del termine,  ha infatti un significato che varia a seconda del nostro vissuto e da ciò  di cui ci vogliamo o siamo convinti di volerci emancipare. Siamo però sempre e soltanto noi nel contempo a valutare ciò che ci opprime in un limite che ci ingabbia. Questo vuol dire che in realtà siamo i primi artefici del nostro limite. Si tratta di una costruzione mentale da cui è molto difficile svincolarsi. Utilizzando un gioco di parole: lavorando su noi stessi e uscendo fuori dal pensiero che per noi è un limite, ecco che il limite sparisce, da cui FUORI DI ME.

FUORI DI ME e il teatro

Nella performance, quindi, gli “attori” interpretano se stessi partendo da un lavoro intimo che li conduce alla creazione di uno spettacolo. Il principio è pirandelliano. Si parte dalla constatazione che, come sosteneva anche il maestro di Agrigento, la persona è una maschera, e la maschera è personaggio. Noi siamo come personaggi soggetti a un copione dalle varie cornici in cui  ci ingabbia la vita. La soluzione è averne consapevolezza.

FUORI DI ME: un momento del rito teatrale

L’esperimento, che trasforma la performance in un rito di iniziazione alla vita, si avvale del teatro come strumento che offre la possibilità di sperimentare un vissuto “Fuori da me”, superando la personalissima griglia mentale e scoprendo che si può essere pure altro. L’attore diventa consapevole che può esistere un vivere libero da pregiudizi e al di fuori dalla propria “comfort zone” che limita il nostro essere nel mondo. Durante l’esperimento ciò che è considerato trascendentale, la libertà, l’amore coincidono in uno spazio depurato dal giudizio. L’essere umano diventa consapevole che tutto quello che sa o crede di sapere di se stesso e del mondo, come insegna Pirandello, è solo la sceneggiatura di un personaggio che ha imparato a memoria, vivendo.

L’intento del laboratorio è utilizzare questa nuova consapevolezza, per superare il conflitto con se stessi e con gli altri.

Si va, a questo punto del percorso, “oltre” i limiti della nostra identità culturale. Diventiamo quindi liberi  di essere “il personaggio” in cui naturalmente ci riconosciamo, in una sorta di rinascita che  ci fa vivere il mondo finalmente depurato.

Durante lo spettacolo anche il pubblico sarà coinvolto dagli attori in “un rito teatrale” di avvicinamento alla gioia attraverso il riconoscimento delle proprie emozioni primordiali.

Considerazione di Lelio Naccari

Lelio Naccari

Spiega Naccari: “Ho deciso di creare una performance da zero partendo solo da un titolo suggestivo “FUORI DI ME”, e di farlo con sconosciuti e non teatranti, ma solo persone con una sana voglia di mettersi in gioco. Le difficoltà sono state tante, ma anche le emozioni e si è stabilito un senso del gruppo, di unità, che naviga su un fiume di voglia di fare che nonostante le avversità, si percepisce. La performance, varia, comica, seria, emana questo per lo più. Voglia di andare oltre le differenze, oltre se stessi, e di stare insieme”.

Conclude il regista: “Creare uno spettacolo con chi ha paura persino di salire su un palco, come potete immaginare, non è facile, infatti abbiamo utilizzato metateatralmente questo aspetto, facendo della paura e della sfida con se stessi la storia contenitore di molte altre scene e situazioni inedite, in un viaggio fra performance e rito di presenza”.

Breve biografia di Lelio Naccari

Lelio Naccari è un attore e regista che ha collaborato con diversi artisti della scena e del cinema europeo costruendosi una significativa esperienza internazionale. Da alcuni anni ha poi intrapreso un interessante percorso come autore. L’artista ha rielaborato infatti diversi stili per affinare un proprio linguaggio che esprime la sua visione personale di teatro e recitazione. Naccari è laureato in Scienze della comunicazione dove ha approfondito la sua passione per la scrittura creativa. Come attore si è diplomato a Parigi presso l’Académie Internationale Des Arts du Spectacle studiando per tre anni con l’importante attore, regista e drammaturgo Carlo Boso.


Per informazioni: https://www.facebook.com/lelionaccariart/

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