Watson Edizioni compie dieci anni… e continua crescere. Le interviste a due dei suoi autori presenti al Salone del Libro.

Di Caterina Mortillaro

Fondata dieci anni fa, nel 2009, da Ivan Alemanno, la Watson Edizioni è una casa editrice che pubblica libri di narrativa puntando l’attenzione al mondo del fantastico. Ma non solo. La biblioteca Watson racchiude titoli che spaziano dal fantasy alla fantascienza, dai libri per ragazzi ai romanzi di formazione, romanzi LGBT, gialli, thriller, horror e molto altro.

Inoltre, a differenza di altre realtà, punta sugli autori italiani, alcuni dei quali esordienti, dimostrando di avere fiducia nelle capacità dei nostri scrittori, giovani e meno giovani.

Ivan Alemanno, proprietario di Watson Edizioni
ph. Paolo S. Cavazza

Una scelta coraggiosa portata avanti con energia e soprattutto, per quanto concerne il fantastico. Le opere promosse da Watson, infatti, escono fuori dal mondo a volte asfittico del fandom italiano per raggiungere un pubblico più ampio, un pubblico che ha sete di storie divertenti ma ben scritte e ricche di idee. D’altra parte, sul sito della casa editrice si legge: “I nostri libri sono le avventure che per primi vogliamo leggere.” Quale programma migliore?

Ma veniamo alle due interviste, che credo chiariranno il livello qualitativo dei titoli di Watson. Al Salone ho avuto modo di fare una chiacchierata con Laura Scaramozzino e Matt Briar, i cui libri sono appena usciti (non se la prendano gli altri autori presenti cui spero di poter dedicare un pezzo in futuro). Ecco che cosa è emerso.

Prima le signore, come si suol dire. Laura Scaramozzino ha appena pubblicato Screaming Dora. Le ho chiesto subito di che si tratta.

Ivan Alemanno con Laura Scaramozzino
(dalla pagina Facebook di Watson Edizioni)

“Dora” mi ha spiegato Laura, “ha quindici anni e vive in una società futura che non conosce il dolore e l’invecchiamento. L’Apathoxina ha cancellato qualsiasi forma di sofferenza…”

L’ho interrotta subito: “Dunque è uno young adult?”

“Non nasce come young adult, anche se l’età della protagonista potrebbe renderlo adatto a un pubblico giovane. Ragazzi abituati a leggere potrebbero affrontarlo fin dai quattordici anni.”

“Hai detto che Dora vive in una società futura che non conosce il dolore e l’invecchiamento. Dunque, tra tante distopie finalmente abbiamo un romanzo utopico?”

“Non proprio” mi ha risposto Laura sorridendo. “In verità, quella che all’apparenza potrebbe sembrare un’utopia, come sempre accade, si trasforma in una distopia. D’altronde, può esistere davvero un mondo senza sofferenza? Questo romanzo affronta proprio questo nodo filosofico.”

“E qual è la tua opinione? O se preferisci, il messaggio.”

“Che la sofferenza è proprio ciò che consente all’essere umano di vivere una vita piena, ricca di senso.”

“Leggo che il risveglio di Dora, se così si può dire, è connesso a un misterioso quadro del Novecento…”

“Esattamente. Tutta la vicenda prende le mosse da un quadro molto famoso di cui non voglio svelarti il titolo.” Altro sorriso. “Posso dirti, però, che secondo alcuni critici questo quadro non rappresenta la sofferenza ma è la sofferenza stessa.”

“Un concetto filosofico denso…”

“In effetti, ci sono molti riferimenti alla filosofia, in particolare a Nietzsche, in Screaming Dora. ”

“Eppure si tratta di un romanzo dal ritmo serrato, molto avvincente, da quello che ho potuto capire dalla sinossi.”

“Sì, ha il ritmo del thriller. Di fatto quello di Dora è un cammino di scoperta, una vera e propria indagine che porterà a scoprire una realtà inquietante.”

Insomma, un romanzo che promette di “intrattenere” e al tempo stesso offrire dei contenuti…

Matt Briar
ph. Paolo S. Cavazza

Un aspetto che, a quanto sembra, si ritrova anche in Terre rare di Matt Briar (italianissimo, a dispetto del nome d’arte). Questo romanzo, giunto in finale al Premio Urania, infatti, offre infatti una visione del futuro molto particolare, che ancora una volta coinvolge la filosofia.

“Mi interessava scrivere di un personaggio con una vita difficile e irrequieta” mi ha spiegato Matt, “costretto a misurarsi con un dilemma morale: sacrificare la propria felicità in nome di qualcosa di più grande e collettivo, oppure tenersi stretto un po’ egoisticamente ciò che ha guadagnato con tanto sudore? E’ un dilemma che ha radici nella filosofia. Dall’altra parte avevo in mente il contesto di un’utopia: un cambiamento globale positivo, una volta tanto, scaturito dalla diffusione di un supercibo, tematica piuttosto attuale.”

“In che modo le due prospettive s’intersecano?”

“Man mano che approfondivo la relazione tra il personaggio e l’utopia mi accorgevo di una verità fin troppo ovvia: l’utopia per definizione è una meta irraggiungibile. Perciò se abbiamo una facciata di utopia, sotto sotto c’è per forza qualcosa che non va.”

“Quindi, anche tu, come Laura, trasformi l’utopia in distopia?”

“Più che altro, mostro le conseguenze della nuova alimentazione vissute sulla propria pelle da Alan, il protagonista. Suoi sono gli occhi attraverso cui il lettore scopre tutto il resto, sia le cose personali che la rivoluzione globale in atto. Sua è la sensibilità in cui mi sono calato per scrivere.”

I libri di Laura Scaramozzino e Matt Briar

“Che tipo di pubblico ti aspetti di raggiungere con questo romanzo?”

“Con Terre Rare vorrei raggiungere i lettori più disparati, non solo i fantascientisti. Dalle prime letture, da parte di persone a digiuno di fantascienza, i pareri sono positivi e mi fa molto piacere. Anche da parte dei lettori di fantascienza sono altrettanto positivi, il che mi fa doppiamente piacere! Il fatto è che oggi la fantascienza sta trovando un nuovo pubblico e una nuova diffusione, solo che ha cambiato nome. La cosa buffa è che ci sono persone che adorano Black Mirror ma se chiedi loro ‘ti piace la fantascienza?’ sembra quasi che si offendano. Io dico: chiamiamola pure speculative fiction, che cosa importa? L’importante è farla, la speculazione. E’ importante leggere per riflettere con la propria testa, facendo muro ai poteri che vogliono disabituarci ad accendere il cervello e farci vivere passivamente di zapping e scroll. E la fantascienza (o speculative fiction) fa proprio questo.”

Mi pare che non ci sia altro da aggiungere. Watson ha saputo scegliere davvero degli autori italiani interessanti, capaci di divertire e al tempo stesso fare riflettere il lettore. E non è forse questa l’essenza della letteratura?

Per acquisti o informazioni, il sito di Watson Edizioni è: http://watsonedizioni.it/

Qui troverete i libri di Laura Scaramozzino e Matt Briar e molti altri. Tutti della stessa qualità.

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